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Pio
XII complice di Hitler? E’ una mistificazione
Paolo
Mieli
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- Ho visto il film «Amen» di Costa-Gavras liberamente
ispirato a «Il Vicario» di Rolf Hochhuth. E ho letto delle
polemiche che quel film ha provocato per il solo fatto che
contiene un atto d’accusa contro Papa Pio XII a cui si imputa di
aver dato una sorta di silenzioso assenso allo sterminio degli
ebrei da parte di Adolf Hitler. Io non so se quel Pontefice
sapesse quel che stava accadendo, se davvero come sostiene «Amen»
fosse stato informato e se avesse potuto fare qualcosa senza
provocare danni peggiori a quelli che si ebbero nei campi di
concentramento. Ho consultato un libro pubblicato da Piemme di
Andrea Tornielli, «Pio XII», e mi sembra di poter dire che c’è
qualche eccesso. Andrea Stara
Roma
-
- Caro signor Stara, il ruolo di Eugenio Pacelli in quella vicenda
è ancora oggetto di studio ed è presto perché si possa dire una
parola definitiva. Ma è un’assurdità descrivere quel Papa, Pio
XII, come un complice di Hitler o addirittura come qualcuno che
nello sterminio degli ebrei ha avuto responsabilità pari, quasi,
a quelle del dittatore tedesco. È questa una tesi storiografica
assai poco limpida.
Che Pio XII sapesse molte cose di quel che succedeva nei lager
hitleriani è certo. Informazioni dettagliate gli giunsero dal suo
incaricato di affari in Slovacchia Giuseppe Burzio (ottobre 1941,
marzo 1942), dal cappellano militare don Pirro Scavezzi (più
volte nel 1942). E, sempre nel 1942, dal Congresso mondiale
ebraico e dall’Arcivescovado di Friburgo; dal Metropolita di
Leopoli e dal diplomatico statunitense Harold Tittman;
dall’ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede, da suor
Margit Slachta e dal Vescovo di Riga. Pio XII è accusato inoltre
di non aver protestato pubblicamente per la retata di ebrei al
ghetto di Roma il 16 ottobre del 1943. Ma molti altri capi di
Stato e di governo occidentali sapevano e non fecero tutto quel
che era nelle loro possibilità per porre fine a quello scempio.
Forse perché non sapevano «tutto». O perché non avrebbero
potuto fare di più. Ragionamento che, però, deve valere anche
per quel pontefice.
Nel saggio «La questione ebraica oggi» (Il Mulino), Giorgio
Israel scrive che «lascia sorpresi l’accanimento con cui le
polemiche attuali circa le colpe della Chiesa cattolica nei
confronti degli ebrei e circa l’antisemitismo appaiono tutte
concentrate sui silenzi del Papa Pio XII di fronte allo sterminio
compiuto dal regime hitleriano». Israel ha perfettamente ragione.
Questo accanimento appare ancor più sospetto se si considera che
molti israeliti hanno «testimoniato» a favore di Pio XII. Nel
libro «I nazisti e la Chiesa» (Edizioni Net) Guenter Lewy
racconta come i nazisti interpretarono l’assoluto silenzio del
clero dopo l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944 alla stregua
di un tacito consenso all’azione dei congiurati. Riferisce poi
che il cardinale di Berlino, Preysing, probabilmente era a
conoscenza e diede il suo assenso all’uccisione del tiranno.
L’israelita Pinchas Lapide, che fu console israeliano a Milano,
ha scritto: «La Chiesa cattolica sotto il pontificato di Pio XII
fu lo strumento di salvezza di almeno 700.00 persone, ma forse
anche di 860.000 ebrei che dovevano morire per mano nazista».
Il gran rabbino di Danimarca, Marcus Melchior, a proposito della
pièce teatrale di Rolf Hochhuth da cui è tratto il film di
Costantin Costa-Gavras, ha detto: «Se il Papa avesse aperto
bocca, probabilmente Hitler avrebbe trucidato molto più di sei
milioni di ebrei». Il rabbino Marc Saperstein ha scritto sul Washington
Post : «La responsabilità dell’Olocausto è dei
nazisti e non certo di Pio XII, né della Chiesa, né tanto meno
degli insegnamenti cristiani». Pio XII è stato anche difeso mesi
fa da Sam Shulman sulla Jewish World Review . E,
prima di lui, lo aveva fatto il rabbino David G. Dalin.
Tutto ciò non è certo sufficiente per assolvere Pio XII. Ma
dipingerlo come se fosse stato il «Papa di Hitler» è, allo
stato delle nostre conoscenze, una colossale mistificazione.
Tratto da "Il Corriere della sera" 26 aprile 2002
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