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Bologna – Chiesa cattolica, gay, famiglie di non-sposati e… cristiana misericordia

 

Domenico Manaresi

 

Penso sia buona cosa che questo scritto(vedi qui di seguito e anche in allegato) di MICHELE SMARGIASSI (da "Repubblica-Bologna" del 4 maggio 2002) possa essere letto e quindi essere elemento di riflessione anche per i non-bolognesi. La tele-novela che SMARGIASSI descrive potrà poi essere messa a confronto con quanto scrive (ci sono ancora presbiteri in gamba!) l’amico prete-teologo-moralista LEANDRO ROSSI sulla rivista "ROCCA" n. 3 del 1 Febbraio 2000, scritto che pure riporto qui di seguito.

L’articolo di SMARGIASSI descrive molto bene - a mio avviso - il clima di medioevale fanatismo, di caccia alle streghe, di arrogante puritanesimo pseudo-religioso (ma Gesù non avvicinava - e perdonava! - tutti i peccatori, anche i più incalliti?) che da anni la Curia (quella di Biffi) della chiesa cattolica di Bologna cerca, non sempre riuscendoci, di imporre. Solo due esempi:

1) Una immagine della Madonna (quella cosiddetta di San Luca) che, molto venerata dalla popolazione di Bologna, NON può né deve transitare accanto ad una sede di una associazione di gay…secondo Biffi, naturalmente… (vedi articolo di SMARGIASSI).

2) "La società difenda la vera famiglia" - "Quella fondata sul matrimonio è l’unica laicamente degna di questo nome" così tuona il cardinal Biffi su "Avvenire-Bologna sette" di ieri domenica 5 maggio 2002, con grande titolo a sette (sette!!) colonne!

CHE TRISTEZZA! Ma come è possibile fare così di ogni erba un fascio, e giudicare così aspramente e con tanta sicumera!! Mi chiedo: è questo un comportamento "cristiano"? Nella mia ignoranza teologica, confesso che a me sembra che tutto ciò NON sia molto evangelico… Potrò certo cambiare idea se (come caldamente chiedo e auspico) qualcuno più esperto di me in teologia cristiano-cattolica, mi dimostrerà che anche Gesù Cristo si comportava in questo modo cosi privo di misericordia.

Grazie e shalom-salaam a tutti, ma proprio a tutti, in particolare a quei gay ed a quelle famiglie di coppie non-sposate che a mio avviso potrebbero essere di evangelico-cristiano-cattolico esempio a molti "regolarmente" non-gay e ed a molte famiglie di coppie "regolarmente" sposate. Domenico Manaresi

Mitt. Domenico Manaresi - via Gubellini, 6 - 40141 Bologna - tel&fax 051-6233923 – e-mail: bon4084@iperbole.bologna.it


 

La silenziosa riconquista dopo il lungo assedio - Storia e ragioni della più lunga controversia politico-religiosa degli ultimi decenni. Oggi è finita, ma ne valeva la pena?

di MICHELE SMARGIASSI (Da "Repubblica – Bologna" di Sabato 4 Maggio 2002)

"PRESA è la rocca", canterebbe il Tasso. Ma "su per l’alte scale" non c'è nessun Saladino da rincorrere e sgozzare. I nuovi turchi dell’Arci Gay hanno già abbandonato volontariamente, la Gerusalemme di Porta Saragozza che oggi il cardinale Giacomo Biffi, disarmato Goffredo di Buglione, restituirà alla Cristianità. È ben strana questa Reconquista senza colpo ferire dopo vent'anni di acerrimo assedio, con gli infedeli che danno perfino il benvenuto al conquistatore: ·"Bentornato al Cassero, caro Cardinale", saluta il presidente degli omosessuali Stefano Cavadini, unendosi al giubilo per il ritorno del luogo dove la città accoglie la processione della Madonna di San Luca "alla funzione da cui la sua Curia l'aveva sospeso per vent'anni".

"Spero che possa soffermarsi qualche minuto", aggiunge la presidente di Arci Lesbica Nera Cavina, "ascolterà tra le migliaia di voci che la salutano anche quelle di gay e lesbiche che sono ovunque, anche tra i fedeli".

Saluti ironici, certamente. D'altra parte, se la ferita è sanata, se l'immagine sacra più cara ai bolognesi torna a sostare nel luogo che ha accuratamente evitato per tutto il tempo in cui vi hanno abitato i "dissoluti", i "disordinati", la polemica sulla responsabilità di quell'esilio resta. Forse Biffi non avrà voglia oggi di alimentarla, ma fa ormai part della storia di questa città. Vent'anni sono tanti: la disputa su Porta Saragozza è durata più di quella su Roma capitale.

Ma su che cosa si sono scervellati quattro sindaci e tre arcivescovi? Su "un simbolo di fede" "un patrimonio della pietà", ha sempre ripetuto la Chiesa Bolognese. Un luogo consacrato "da un'antichissima tradizione". Definizione divenuta quasi un dogma, tant'è che quando un vicesindaco cattolico di nome Luigi Pedrazzi osò ammettere che l'edificio di Porta Saragozza "non ha un grande valore religioso", fu trattato poco meno che come un blasfemo. Invece non aveva tutti i torti. La tradizione della processione mariana dal Colle della Guardia alla città è antichissima (settecento anni tondi: la prima, benché non documentata, risalirebbe al 1302), ma l'edificio conteso non ha neppure un secolo e mezzo: fu costruito solo nel 1858. Proprio perché accogliesse degnamente l'annuale visita della Signora, replicano i devoti. Vero, com'è vero però che la Madonna ha spesso preferito, per le sue entrate solenni, altre porte: nei 250 anni del suo maggior splendore entrò 111 volte da Saragozza contro 148 da Lame, Sant'Isaia, San Mamolo, SanFelice, Castiglione.

Ma se la parte della città che si riconosce nella Chiesa Cattolica si è sentita ferita e offesa (il primo fu il cardinal Poma, che telegrafò al sindaco Zangheri la sua ·"amarezza" due giorni prima dell'inaugurazione del circolo gay), nessuno può dubitare della sua sincerità. Bisogna chiedersi, semmai da cosa fosse giustificata la "sofferenza" tante volte espressa dalle gerarchie diocesane. In questi vent'anni la processione, che comunque ha continuato a passere nei pressi del Cassero, non è mai stata infastidita neppure da un fischio da parte dei suoi inquilini (mentre la storia ricorda che diverse volte la Madonna dovette assistere, durante il viaggio, a risse, ammazzamenti e perfino impiccagioni sommarie). Dal punto di vista dell'ordine pubblico e del rispetto civile non c'è mai stato quel "contesto incompatibile" che per la Curia giustificava il trasloco dell'accoglienza nella chiesa dei Cappuccini. Un problema morale, allora? Ma nel corso di un altro Ventennio, in quello stesso edificio abitò una sede del Partito Nazionale Fascista, la cui presenza fu invece giudicata compatibile con la sosta mariana.

D'altra parte la Madonna di San Luca ha dimostrato di non aver paura né di miscredenti (ammesso che i gay lo siano: un sondaggio tra i frequentatori del circolo ha stabilito che 9 su 10 si considerano cattolici) né di qualsiasi "contesto". Portata a spalla o issata su un camion, nell'ultimo secolo ha visitato di persona decine se non centinaia di luoghi laici della città: è stata ospite dei "rossi" e delle loro cooperative, ha partecipato alle celebrazioni per il 50°dellaLiberazione, ha varcato la soglia di fabbriche, circoli sportivi e ricreativi, mostre bovine, ha calcato il prato del Dall'Ara accolta da un tifo da stadio, è stata invitata a nozze aristocratiche, si è perfino scomodata per festeggiare la salita al trono di un re d'Italia, evento piuttosto lontano dalla liturgia. Ha ricevuto omaggi di politici di ogni bandiera, dal sindaco Imbeni al presidente della Camera Casini, entrambi saliti al Santuario per sciogliere un voto fatto e per ringraziare dei voti ricevuti. Perfino la micidiale peste del 1473 non arresta il viaggio della santa icona. I gay invece sì: più pericolosi ancora? Forse no, ma il cardinal Biffi li ha paragonati ai necrofili, ai cleptomani e agli esibizionisti.

Da oggi, comunque, la più lunga polemica bolognese è chiusa. Tutto è risolto: Porta Saragozza è riconsacrata Di questi vent'anni resta, in un giardinetto vicino, il triangolo di marmo rosa che fa da monumento alle vittime omosessuali del nazismo. E forse, sperano i gay, resta nell'aria il ricordo "di un’esperienza di solidarietà e di civiltà, di libertà e di amore". In vena poetica, il presidente Cavadini intona: "Contenta di essere affrancata dal suo esilio coatto, sono certo che la Madonna di San Luca rivolgerà un sorriso al Cassero. E il Cassero ricambierà il sorriso".

"Repubblica – Bologna" di Sabato 4 Maggio 2002)

MICHELE SMARGIASSI



 

Dalla rivista "ROCCA" n. 3 del 1 Febbraio 2000

gli omosessuali e la Chiesa - di don LEANDRO ROSSI - Parroco nel piccolo paese di GAZZOLA

Parrocchia di San Lorenzo Martire - Via Roma, 139 - 29010 GAZZOLA (Piacenza) - Tel&Fax 0523-976918

 

Il 23 ottobre 1999 a Milano circa 200 persone, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato, in un clima di riflessione e fraternità, al convegno "Le persone omosessuali nella Chiesa: problemi, percorsi, prospettive", promosso dal "Coordinamento di gruppi di omosessuali cristiani in Italia" e dalla sezione italiana del Movimento internazionale "Noi siamo Chiesa" (Imwac), in collaborazione con l'Associazione genitori di omosessuali" (Agedo) e la "Rete evangelica Fede e Omosessualità" (Refo). Durante i lavori del Convegno sono emerse:

- l'inadeguatezza di un magistero ecclesiale che alterna i troppi silenzi ad un approccio prevalentemente normativo, alimentando la solitudine e l'angoscia delle persone omosessuali;

- la necessità che la Chiesa cattolica ribadisca con chiarezza che, in Gesù Cristo, tutti gli uomini e tutte le donne, gay e lesbiche compresi, sono chiamati da Dio alla salvezza e riconosca il diritto-dovere degli omosessuali di manifestare senza ipocrisie la propria identità;

- le discriminazioni, le violenze fisiche e le pressioni psicologiche di cui le persone omosessuali sono spesso fatte oggetto, anche nella Chiesa, a causa della loro diversità;

- le testimonianze di alcune comunità ecclesiali in cui il ruolo di gay e lesbiche credenti viene pubblicamente riconosciuto e valorizzato;

- l'esemplarità con cui tante persone omosessuali vivono una vita cristianamente ispirata e la fedeltà con cui continuano a lodare Dio e servire il prossimo nelle loro parrocchie;

- l'urgenza di un'assistenza pastorale e di un accompagnamento spirituale che siano rispettosi della diversità di gay e lesbiche e li aiutino a sviluppare un'affettività matura in cui integrare la loro tendenza sessuale, molto spesso innata - come riconosce il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2358 - Edizione tipica italiana 1992) - e quindi da accettare come dato imprescindibile per un cammino verso una fede adulta.

Ci rivolgiamo perciò alla Chiesa che è in Italia - a tutti i livelli e nelle sue diverse articolazioni - chiedendole di far udire

chiaramente e con forza la propria voce per:

- difendere le persone omosessuali quando vengono aggredite e operare perché non siano emarginate né nella comunità ecclesiale né nella società;

- affermare che la salvezza è alla portata di tutti indipendentemente dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere;

- assumere l'impegno ad aprirsi "alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce" (GS 1) delle persone omosessuali, che, quando soffrono per la loro diversità, divengono un'immagine viva di Cristo sofferente sulla croce.

Ai nostri vescovi e alla Conferenza Episcopale Italiana domandiamo in particolare di:

- promuovere un'iniziativa per approfondire l'argomento;

- creare uno spazio di confronto tra e con le esperienze dei gruppi di gay credenti italiani

- dar seguito, anche attingendo a esperienze straniere come l'organismo appositamente istituito (Arbeitskreis Homosexuellenpastoral) dalla diocesi di Innsbruck, alle indicazioni della lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede "Homosexualitatis problema", che dal 1986 sollecita "lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone omosessuali" (n. 17).

Non mi resta più spazio neppure per un breve commento. Sono contento se viene divulgato il testo: libero, sereno, rispettoso. È un discorso critico fatto con amore. L'omosessualità è oggi il luogo della credibilità delle Chiese. In base agli atteggiamenti che assumono si potrà vedere da che parte stanno: se per i principi astratti o per le persone concrete;

per il sabato o per l'uomo;

per l'autoritarismo o per la coscienza;

per il moralismo o per la libertà;

per il fissismo o per la duttilità;

per emarginare o per togliere gli emarginati;

per la diversità o per l'uguaglianza;

per il conservatorismo o per la Profezia.

dalla rivista "ROCCA" n. 3 del 1 Febbraio 2000

Leandro Rossi

 


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