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Lo Spirito Santo e il giorno di Pentecoste
(A questo punto, padre Benedetto apre il vangelo e mi legge una frase dal capitolo decimo degli Atti degli Apostoli) - (pag. 4 del computer)
"È gradito a Dio chiunque lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga" . Si tratta della visione di Cornelio, che è un pagano, sul quale discende lo Spirito santo come nel giorno di Pentecoste. Su di lui e su tutti i suoi familiari. Non è uno scherzo questo. È la chiesa degli Atti degli Apostoli. Dove non si parla di Curia, perbacco.………………………………………………… L.: Ma, perché la chiesa si riformi così radicalmente, ed ecumenicamente, c'è forse bisogno che anche la Curia venga profondamente rivista?(pag. 4 del computer) C.: La Curia è un servizio che, così com'è, ha fatto il suo tempo, più o meno nobilmente. Bisogna riconoscerlo. E bisogna al tempo stesso ricordare che il primo Magistero è la voce dello Spirito Santo, che è il magistero interiore, che inabita in tutti gli uomini e specialmente in quelli che credono in Dio Trinità. Questo è il Magistero che rimane. ………………………………………………………………………………….. L.: E allora cosa diventa la Congregazione dell'ex Sant'Uffizio?(pag 3) C.: Diciamolo sinceramente - dice don Benedetto dopo un istante di perplessità- deve andare a farsi friggere. C'è il magistero dello Spirito Santo che inabita nel cuore di ogni fedele. E questo è il magistero vero. Gli altri sono possibili come servizio esplicativo, dichiarativo. …………………………………………………………………………………. L.: Torniamo al filo dei tuoi pensieri, padre Benedetto. Parlavamo dei segni della nuova chiesa in questo tempo di cambiamento.(pagg. 6 e 7 del computer) ……………….Occorre quindi recuperare questo senso della ministerialità, del servizio. La gerarchia come servus servorum Dei, secondo l'insegnamento di Gregorio Magno e di tutta la teologia dei Padri. Che non è la teologia manualistica sulla quale la chiesa gerarchica fa il brutto e il bel tempo. Poi, ancora, recupero della conciliarità o sinodalità con potere non solo consultivo ma deliberativo. Sul sinodo Paolo VI espresse un pensiero geniale, ma il sinodo è stato di fatto annullato proprio perché non ha forza operativa. È sempre e soltanto il papa a decidere. E, invece, dare forza deliberativa al sinodo dei vescovi già sarebbe una speranza, perché com'è adesso non conclude nulla. Basta che un collaboratore del papa, ora che il pontefice è un po' assente a motivo degli anni, faccia una lettera e... Ma questo è ridicolo. Non è sinodale né conciliare. E poi, è tempo di aprire le porte del sinodo anche ai laici, uomini e donne, al popolo cristiano. Con discrezione e secondo le leggi della carità. Ma la carità deve essere incarnata nella storia, sul modello di Cristo Gesù, che si è impoverito (la kenosi del Verbo) ed è morto e risorto per noi. Questa è la legge sovrana e la speranza della chiesa. E non dimentichiamo che il Risorto dà lo Spirito Santo a tutti gli uomini, non soltanto alla chiesa…. (Si esalta e si turba insieme a queste parole il buon vecchio monaco che, innamorato della sua concezione di chiesa, prosegue quasi con impeto, nonostante cominci a farsi sentire la fatica della conversazione). Essenziale è, poi, favorire attivamente il dialogo ecumenico, con le chiese sorelle e con le altre religioni. Questo è il secondo grande momento che favorisce la speranza. Il padre Jacques Dupuis, che ha scritto cose bellissime sulla teologia del dialogo ecumenico, indica orizzonti minimi che noi non riusciamo a mettere in pratica, e manca poco che non vengano condannate le sue opere. Ma che ecumenismo è mai questo! Vanno, inoltre, favorite le varie teologie della liberazione, per le quali tanti uomini hanno dato la vita. Oggi, invece, si privilegiano solo le teologia dell'Opus Dei e di Comunione e liberazione!…. Tratto da Raffaele Luise:"LA VISIONE DI UN MONACO – Il futuro della fede e della chiesa nel colloquio con Benedetto Calati" - Cittadella editrice - 1° ed. ottobre 2000 _________________________________________________________________ |